I grandi calciatori del passato rossoblù: Luigi Palestini I

San Benedetto è una cittadina dove si respira calcio da lungo tempo per molte ragioni. Di certo la prima generazione di calciatori dilettanti/semiprofessionisti “creati in casa” dopo la fine del primo conflitto mondiale contribuì in modo decisivo al diffondersi del movimento calcistico in zona. All’epoca c’era un borgo poco avvezzo alle distrazioni e abituato a “nutrirsi” di pesca e di fatica. Ciononostante molti furono i ragazzi che con impegno, energia ed incredibile dedizione si organizzarono in interessanti squadre di calcio (poi confluite nella U.S. Sambenedettese). In questo senso è un dato evidente che l’orgoglioso connubio fra città e squadra affonda le sue radici già in quei tempi lontani in cui si tiravano i primi calci al pallone.

Il successo di pubblico fu immediato soprattutto grazie a chi crebbe con la maglia della Samb cucita addosso; spesso e volentieri si trattò anche di calciatori validi che consideravano come miglior premio la sola possibilità di vestire la maglia della propria città. Solo per fare un esempio, fra le numerose sfaccettature della nostra storia balza all’occhio la sterminata serie di grandi portieri. Una serie ben nota che ancora una volta, forse pochi sanno, ha origine moltissimi anni fa.

Mi piace qui rendere onore e merito ad uno dei primi portieroni, Luigi “Gigi” Palestini I. Luigi, di mestiere canapino, esordì nell’antica società cittadina del Torrione confluendo poi nella Samb (1927) a seguito di una fusione fra le due società. Ben presto, nella stagione 1928/29 si guadagnò il posto di titolare in una prima grande Samb, quella che arrivò conquistare e con merito il titolo di campione delle Marche per il campionato di terza divisione. Vinto quel campionato la Samb “festeggiò” giocando una partita amichevole con la Roma e togliendosi la soddisfazione pareggiarla 3-3 nel piccolo Campo Unione (La Trappoletta).

Gigi continuò a vestire la maglia rossoblu guadagnandosi grandi elogi da parte degli “addetti ai lavori” fino al 1934; egli difese la nostra porta insieme all’altrettanto valido e promettente portiere Pietro Cosignani. Luigi era longilineo di corporatura, braccia lunghe ma agilissimo. Nel raccontare la sua carriera di portiere ricordava che era capace di compiere vere e proprie prodezze sui palloni difficili ma dava poca importanza ai palloni facili. Lui stesso quando veniva interpellato, molti anni orsono, amava ricordare che a San Benedetto il duro mestiere del canapino era stancante e l’attività lavorativa incideva non poco su concentrazione e rendimento.

In più, al pari di altri mitici ragazzi della Samb che erano nel Battaglione San Marco (Capecci I, Ulissi), lui si arruolò nella Folgore per svolgere operazioni di sbarco. Per un anno Gigi venne ceduto al Sora (stagione 1934-35) dove ebbe modo di giocare soltanto al calcio senza doversi preoccupare del lavoro; lì il rendimento personale fu lusinghiero. Dopo Sora Luigi tornò alla Samb fino alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. In merito alla lunga permanenza in rossoblu lui stesso una volta raccontò che i vari presidenti (Cerboni, Costantini-Brancadoro) lo trattarono bene ma, date le ristrettezze delle casse sociali, allora il trattamento economico migliore doveva essere riservato ai pochi giocatori provenienti da altre società.

E subito aggiunse “A me comunque importava soprattutto vincere, per orgoglio e per portare in alto il nome della mia città!“. Solo questo contava.

Gianluca Capecci

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