Ghirelli applaude Carillo: “Ammiro le tue parole, sei un esempio”

Carillo

Il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, è rimasto colpito dalla recente intervista del difensore Luigi Carillo e ha deciso di scrivere una lettera al calciatore della Samb:

“Caro Luigi, la tua lettera mi ha colpito tantissimo perché tu esprimi la gioia nel giocare al pallone. Si sente il tuo grande senso d’amore e civico “Ho preferito restare a San Benedetto e non entrare in contatto con la mia famiglia e i miei amici. È stata quindi una scelta di testa….”, scelta di testa che si esalta di nuovo poco più avanti allorché scrivi “ ne approfitto per rimettermi in careggiata con  lo studio. Mi mancano tre esami per arrivare alla laurea in Economia aziendale.”

All’inizio dell’articolo ti chiedi con saggezza, dote che la crisi fa venire meno a tanti, “ Fare previsioni su un’eventuale ripresa del campionato è molto difficile….La cosa più importante è che non si giochi in quanto l’emergenza Coronavirus si sta dimostrando grave….Questa situazione non deve essere sottovalutata e neanche in futuro…..la voglia di tornare a giocare è comunque tanta.”

Caro Luigi, tu sei un uomo, al di là della tua età, di grande valore perché con la tua presa di posizione dimostri di essere un educatore. Questa funzione la svolgi verso i tuoi tifosi bambini e verso i grandi perché dici loro di studiare, aggiungo io che studiare è la cosa più importante quando si è giovani perché ciò consente di migliorare la propria persona e, contemporaneamente, avere qualche chance in più per il proprio futuro.

Sei un educatore perché dici che sei solo in casa, ti annoi ma sei connesso con i tuoi compagni di squadra e dai lezioni sul come combattere il maledetto, silente e subdolo virus che si aggira per l’Italia e per il mondo. E rafforzi il tutto con una prova di amore, quando dici che sei rimasto a San Benedetto per proteggere dal possibile contagio la tua famiglia ed i tuoi amici.

Grazie, Luigi, sei  un uomo con la testa sulle spalle, così avrebbe detto mio nonno. Ti ammiro perché mi dai una mano, affermando una cosa semplice: che è difficile decidere quando riprendere. Purtroppo lo deciderà quel maledetto virus fin quando non lo avremo debellato e poi lo decideranno le autorità scientifiche e sanitarie perché la salute è il bene più prezioso. Tutto il resto, certamente compreso il calcio, verrà molto dietro.

Qualcuno, continuamente mi incalza che dovrei annullare il campionato. Non decido io, è una classica decisione Figc, come previsto da norme federali. Tieni conto che ciò va calibrato con le misure che si stanno chiedendo al governo e con la responsabilità che abbiamo con le zone dove gli uomini e le donne  muoiono. Far sapere a loro che chiude il campionato di calcio sarebbe un altro colpo alla speranza (io dal 21 di febbraio us ritenevo che non avremmo ripreso, quando fermammo prima le partite che si disputavano nell’area della Lombardia e del Veneto e successivamente fermai tutte le partite del girone  A e girone B).
Giustamente ti poni il problema della sicurezza anche dopo il virus, hai ragione perché la salute se è scelta primaria lo è sempre.

Quando finirà la presenza in Italia del virus maledetto, subdolo e silente, ci consegnerà una situazione che mai abbiamo vissuto. Postbellico e postvirus: quale è la differenza sostanziale? E come inciderà sullo scenario del gioco del calcio? Finiti i bombardamenti e finita la guerra tutti correvano in piazza, in strada, per abbracciarsi, per baciare i soldati, per brindare insieme ballando. In definitiva la gioia era lasciare la propria casa o il rifugio e stare insieme. Lo stadio fu il simbolo della nuova libertà, espressione massima dell’evento di massa in cui cantare, far sventolare bandiere, abbracciarsi per esprimere la gioia del goal. Il postvirus ci consegnerà una situazione diametralmente opposta a quella del post guerra. Verremo da settimane passate ognuno nella propria abitazione, sapendo che il contatto era da evitare in ogni sua manifestazione. Le bombe, gli aerei si vedevano e si sentivano, passata la guerra quei sordi rumori avevano lasciato lo spazio del cielo alla gioia e gli occhi si alzavano verso l’alto per vedere il sole. Il postvirus ci consegnerà uno scenario di paure, di non fidarsi l’un dell’altro. Il bieco virus è un’entità impalpabile, invisibile che entra dentro, in modo subdolo e ti uccide. Questa paura rimarrà almeno fino a quando tutta la popolazione non sarà vaccinata. La strada che porta da casa allo stadio è lunga, segnata da luoghi di incontro, da assembramenti, da controlli della sicurezza che prevedono manipolazioni con mani e poi lo stadio con cinquemila, con sessantamila persone, tutte vicine, con possibilità quasi certa che al goal verrai abbracciato da uno che urlerà davanti al tuo viso e tu sarai senza mascherina.

Il virus cambia totalmente lo scenario per il calcio. Cosa fare? Sarà un lungo lavoro in cui occorrerà riconquistare la fiducia della gente negli spazi territoriali di vita, negli stadi, in ogni luogo deputato allo svolgimento di eventi. Occorre sapere che gli effetti non sono solo quelli che si vedono (i danni), ma anche e soprattutto ciò che rimarrà nel subcosciente delle donne e degli uomini del nostro tempo. Danni che si ripercuoteranno su come era il calcio che conoscevamo prima del virus maledetto. Ecco, cosa significa per gli uomini di buona volontà ed intelligenti porsi il problema del vero impatto sul gioco del calcio così come lo abbiamo conosciuto. Sarà un lavoro di lunga lena che se non fatto rischierà di portare nel dimenticatoio lo sport più popolare al mondo. Ecco perché dovremo mettere subito cuore e valori per disegnare, oggi, il calcio del dopo virus. Caro Luigi, vorrei aggiungere brevissime annotazioni, la brevità come sinonimo di chiarezza e decisione. Tu sei un calciatore , quando ricominceremo a giocare quel mondo che avevamo non ci sarà più. Dovremo ragionare come in tempi di pace dopo la guerra. Dobbiamo sapere che i sacrifici si fanno tutti e si fanno insieme per provare a salvare il salvabile e rimettere in piedi , se ci riusciremo, il giocattolo che era già un po’ sgangherato prima e che i bombardamenti del virus lo avranno reso fragilissimo. I sacrifici per ricostruire la casa vanno fatti da tutti a seconda delle possibilità, il post guerra non prevede ferie, orari, tutti a ricostruire nel più breve tempo possibile. I proprietari dei club hanno un’azienda colpita dal virus, se dovessero essere posti nella condizione di scegliere sceglieranno l’azienda madre perché assicura risorse per la famiglia, i dipendenti, gli operai.

Caro Luigi, te lo dico con schiettezza estrema gli emolumenti vanno tagliati a seconda delle fasce di reddito; la CIG sarà un ammortizzatore sociale che noi speriamo di usare per salvare il calcio e il paese. Caro Luigi, ce la faremo, questo calcio di serie C, pieno di valori e di sociale servirà al nostro bel Paese più che prima e voi calciatori giocando a pallone contribuirete a svago, gioia e sollievo. Mi auguro che tu e i tuoi cari siate in ottima salute, in questi tempi è il bene primario , da questo partirà ogni cosa futura. Un carissimo abbraccio……ancora virtuale. Francesco”.

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