La Samb al bivio: continuità o rivoluzione per la Serie C?
Filipponi ex DS del Campobasso: "le squadre che hanno mantenuto le stesse formazioni sono scese"

La Samb e la sfida del salto di categoria: tra conferme e rivoluzioni
In questi giorni, in casa Samb, l’aria che si respira è quella di un tentativo ambizioso: la società sta cercando di blindare il blocco storico che l’anno scorso ha dominato il campionato. L’idea è chiara: mantenere l’ossatura della squadra, inserendo innesti di giovani talenti in grado di aumentare il dinamismo e, allo stesso tempo, garantire future plusvalenze economiche.
Le sirene della Serie D e le partenze illustri
Tuttavia, come spesso accade nel calcio, le offerte delle squadre più ambiziose della Serie D sono difficili da ignorare. Così, Gennari e Guadalupi hanno già salutato, e lo stesso Moretti potrebbe presto fare le valigie per accasarsi altrove, forte di proposte economicamente più vantaggiose di quanto la Samb possa permettersi.
Serie D vs Serie C: un divario abissale
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nel mondo del calcio, infatti, c’è chi sostiene che mantenere la stessa rosa dalla Serie D alla categoria superiore sia un errore strategico. A rafforzare questa tesi è l’esperienza di Filipponi, ex direttore sportivo del Campobasso, che ha affrontato il salto di categoria proprio a discapito della Samb, e che ha di recente concluso un campionato di Serie C.
Intervistato da TuttoMercatoWeb.com, Filipponi ha analizzato le dinamiche del mercato e le strategie per costruire una squadra vincente in Serie C: “A Campobasso ho cambiato 14 giocatori da novembre. Quest’anno ne avevamo confermati solo 4, e ne ho presi altri 20. Due anni molto impegnativi ma formativi. Oggi conosco meglio le dinamiche di mercato, i procuratori e i parametri della Lega Pro. La differenza tra Serie D e Serie C è enorme. Mi fa ridere chi dice ‘puoi tenere la squadra della D in C’. Non è vero. Le squadre che hanno fatto questo tipo di salto senza cambiare sono retrocesse: Union Clodiense, Caldiero… tutte giù. Trapani, Altamura, Cavese, noi stessi: tutti abbiamo cambiato 18-20 giocatori. Perché la C è un altro mondo. Se vuoi restare competitivo, devi cambiare.”
Investire sui giovani per un futuro sostenibile
Filipponi ha inoltre sottolineato l’importanza di investire sui giovani di prospettiva, citando i casi di Serra (classe 2003), Pellitteri (2004) e Mancini (classe 2005): “Tutti giocatori sicuramente di prospettiva destinati ad una carriera importante e che potranno generare in futuro una bella plusvalenza per il Campobasso.”
Investire sui giovani, ovvero, dotarsi di un’organizzazione competente sia nella selezione che nella crescita dei talenti, è l’unico approccio che può consentire di affrontare un campionato professionistico con un rapporto spesa/resa calcistica sostenibile. Basti pensare alla Pianese che, con un monte ingaggi inferiore a 750 mila euro e un’età media di 23 anni, è riuscita incredibilmente a conquistare l’ottavo posto. Una rondine non fa primavera, certo, ma vogliamo ribadire che a volte non tutti i mali vengono per nuocere.
La lezione è chiara: la Samb si trova di fronte a un bivio. Puntare sulla continuità o abbracciare una rivoluzione necessaria per affrontare le insidie di un campionato superiore? Il campo darà il suo verdetto.




