Campionato

Samb, tutte le parole di Cozzella e l’assenza del patron Renzi: focus sulla conferenza

In casa Samb è stato sicuramente il giorno della conferenza stampa di Vittorio Cozzella, ma gli aspetti da evidenziare sono anche altri.

Nel momento in cui un tesserato rossoblù e ufficialmente pure con ruolo fondamentale ‘denuncia’ determinati fatti (tutti da verificare soprattutto visti i toni con i quali sono stati raccontati) perchè la società nella figura del presidente non prende posizione e non lo lascia appoggia?

Si è visto solo il direttore generale Nicolò Renzi (nessun intervento), ma non il padre Roberto. Questo perché lo stesso Cozzella inizia a perdere fiducia anche agli occhi del patron, che quindi sceglie di non difendere pubblicamente il direttore sportivo che si è scagliato contro la delegazione ultras?

Renzi

I punti interrogativi restano tanti e forse il futuro di Cozzella (che si è detto ancora indeciso sul restare o meno) sarà solo il primo rebus da sciogliere in una situazione societaria sempre più oscura. Queste tutte le sue parole:

“Sto provando delle emozioni indescrivibili a San Benedetto, nel bene e nel male. Per venire alla conferenza sono stato scortato, domenica è accaduta una cosa incredibile. Il calcio in questo c’entra zero. 4 domeniche fa è capitato ai giocatori e allo staff allo stadio dove si allenano. Domenica al San Giacomo dove eravamo in ritiro. Sono uscito per parlare con una delegazione ultras, ma ho trovato un muro di 15-20 persone che mi hanno insultato per 20 minuti senza lasciarmi la possibilità di parlare. La cosa mi ha tramortito psicologicamente, non dormo più. Ho subito contestazioni sia al Nord che al Sud. Anche qui, ma tutto deve restare nell’ambito dello stadio. Altro non deve avvenire e lo dico per i miei figli. È una denuncia che faccio perche i ministri dello sport e delle leghe calcio devono agire. Io non so cosa farò, per tre giorni ho pensato alla famiglia. Non avete idea della mortificazione che si subisce quando si hanno 15-20 persone davanti a te. Questo non è calcio. Mi rivolgo ad Andrea Abodi, presidente si ricordi di questa vicenda qui, non deve più esistere. Mi auguro che queste persone non possano minacciare dopo una sconfitta giocatori, direttori e dirigenti. Preferivo che mi avessero dato schiaffi, piuttosto di quello che è accaduto. Dico a tutti i tifosi e tutte le tifoserie che è attraverso il dialogo che si ottiene qualcosa, non con le minacce. Io mi riservo di fare ogni tipo di azione e ripeto che non so se resterò alla Samb. Vedevo che i calciatori scappavano da tutte le parti prima di una gara. Gli ultras mi dicevano che non dovevo presentarmi allo stadio, dovevo andare via. Non posso avere paura ad uscire con mio figlio. La rosa? Nessuno ha 4 attaccanti come Cardella, Chinellato, Emili e Vita. Dobbiamo solo trovare la condizione generale, perché qualcuno purtroppo ha avuto problemi. Ho sempre dichiarato che sono venuto qui per vincere il campionato, ma non significa che lo devo vincere. Se arrivo secondo, terzo o quarto ho fallito e vado via. Prosperi? Con lui va tutto bene. Rasi? Abbiamo ritenuto opportuno che tra quello che voleva e la nostra offerta c’erano delle differenze. Il pagamento degli stipendi? Non voglio oggi entrare in ambiti del genere, perchè sono molto scosso”.

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